Ho fatto le valigie. La valigia, cioè.
Il bello è che far la valigia - e non disfarla, che è notoriamente più normale - tornando dalle vacanze (quali vacanze, in effetti?) sembra sempre un pò strano.
Mangiare un panino con la sottiletta e basta, poi, non aiuta.
E sapere che la Vespa ha dato forfait, forse perchè oggi piove, non so, rende il tutto ancora più grottesco.
Forse perchè piove?
Mi manca il centro di gravità permanente.
Avrei bisogno di gesuiti euclidei vestiticomedeibonzi perentrareacorte deglimperatoriiii delladinastiadeiMing. O almeno di capitani coraggiosi furbi contrabbandieri macedoni.
You are the woman I love baby come into my life.
(you are a woman in love baby come into my life)
Impressioni di Maggio
Passando da un posto X, non avendo nulla di immantinente da fare e ricordando la presenza nei paraggi di una bellissima libreria, decido di andarci.
Appena arrivo, scopro due cose: la seconda cosa che scopro è che la bellissima libreria non è più lì, e che neanche è stata spostata: ha proprio chiuso definitivamente, come si dice, i battenti, o meglio IL BATTENTE, essendo molto piccola e avendo una vetrina (e porta, ed entrata, ecc) sola.
Ma la cosa che fa più impressione, o meglio che a me ha fatto più impressione, è la prima cosa, palese, che scopro: la bellissima libreria è stata sostituita.
Fin qui, beh, è normale, chiude un'attività, ne apre un'altra. Ma la cosa è che è stata sostituita da un'attività paracommerciale.
Un'agenzia di onoranze funebri.
Qualcosa vorrà dire, questa cosa qui, ma al momento non mi sovviene. O forse mi sovviene ma lasciamo perdere.
Critica svogliata alla Critica della Ragion Pratica.
Due Atti Secchi ma uniti come uno solo Atto.
Inizio Primo Atto.
Leopardi è seduto su una panchina. Sta strappando delle striscioline di carta da un antico tomo del XIII secolo, e intanto piange. Kant intanto spiega la sua teoria mentre fa volare un aquilone grigio nel cielo, correndo.
Kant: ...e quindi il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.
Leopardi: io non mi fido.
Kant: di?
Leopardi: di nessuno. Neanche di me.
Kant: ma la legge morale è dentro di te, testa di cazzo! Io la vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza!
Leopardi: ma se è dentro di te, come fai a vederla?
Kant: ma vederla si fa per dire, su...
Leopardi: (sospira)
Kant: ...
Leopardi: ...
Kant: che palle che sei.
Fine primo Atto/Inizio secondo Atto.
Kant fa atterrare l'aquilone, si siede sulla panchina accanto a Leopardi e sospira sconsolato. Strappa di mano il libro a Leopardi, che, triste, prova a mugugnare un pò, disapprovando. Poi smette. I due stanno un pò seduti in sienzio.
Leopardi: e poi ho paura del cielo, di notte.
Kant: per l'infinito?
Leopardi: no, per il buio.
Kant: non mi dirai che hai paura del buio, eh?
Leopardi: no, del buio no.
Kant: ...
Leopardi: ...
Kant: e quindi di che?
Leopardi: di che che?
Kant: di che hai paura?
Leopardi: delle cose del buio.
Kant: e che sono le cose del buio?
Leopardi: più che "che sono", "chi sono".
Kant: E chi sono?
Leopardi: ...
Kant: beh?
Leopardi: sono gli ufo.
Kant: ...
Leopardi: ...
Kant: ...
Leopardi: ...
Kant: che?
Leopardi: ...
Kant: CHE?
Leopardi: niente, una cosa mia.
Fin.
Saggio brevissimo in forma di dialogo tra i filosofi Freud e Jung sull'astruso concetto di una vita dopo la morte al proprio funerale.
Atto unico
Su due sedie di legno poste una di fronte all'altra sono seduti Freud e Jung. Freud fa volteggiare nell'aere a intervalli regolari una moneta da mezzo dollaro d'argento del 1879, mentre Jung ha una pipa in mano.
Freud: (starnutisce)
Jung: Gesundheit.
Freud: Dankeschön.
Jung: sai, ci sono momenti nella vita di un filosofo che uno si chiede, come sarebbe se ci fossi, che cosa succederebbe se potessi presenziare. C'è questo momento che mi stavo chiedendo se in effetti ci fossi che cosa vedrei, un momento che vorrei presenziare.
Freud: ci sono momenti che se ti impegni, ce la puoi fare, a presenziare.
Jung: si, però c'è questo momento del quale mi sto chiedendo io che, anche volendo, non si potrebbe presenziare. C'è in effetti questo particolare momento che non presenzierò mai, io, mentre gli altri si.
Freud: il che evidentemente ti fa rabbia.
Jung: ma anche no.
Freud: no?
Jung: no. In fondo spero che a questo momento presenzino meno persone possibile, per l'impossibilità fisica di partecipare.
Freud: almeno che non si possa presenziare sotto forma di ectoplasma.
Jung: grazie al cazzo, così allora potrei presenziare anche io.
Freud: ah.
Jung: ...
Freud: comunque secondo me sei anale big times.
Jung: ...
Freud: ...
Jung: che ragazzino che sei.
Freud: ...
Jung: ...
Freud: big times, guarda. Sono sincero.
Fin.
Un giro in giro.
Nella giornata di domenica, il giorno del Signore per intenderci, sarebbe bello andare a vedere uno spettacolo di grande impatto, pensa il ragazzo. E il padre del ragazzo che è vecchio ma non troppo ma pur sempre vecchio, anche lui pensa in effetti, anche se non ha assolutamente scambiato alcun tipo di commento col ragazzo, pensa sarebbe diverso per una volta non rimanere nella mia piccola casetta ma andare a fare qualcosa di nuovo, ora che la mucca ha partorito e che il sole sembra splendere forte e che la donna è morta da mesi e che il cielo sembra più azzurro e che le montagne sembrano più lontane.
Il vecchio ha detto al ragazzo se vogliamo andare a fare qualcosa in questo giorno di sole possiamo andare in città a vedere il mercato. Il ragazzo ha pensato il mercato è bello da vedere ma non da toccare visto che il vecchio non ama compare nulla di quello che in vendita c’è tra le cose superflue, e visto che i beni necessari venivano prodotti precedentemente dalla donna in maniera egregia e successivamente adesso vengono prodotti in maniera passabile dal vecchio allora forse è meglio rimanere qui dove sono ma poi ha anche pensato, il ragazzo, forse se andiamo c’è qualcosa che posso fare di diverso che non serve spendere dei soldi e lo stesso è meglio che stare qui a perdere tempo in questa piccola casa con il vecchio nella giornata di domenica che poi è il giorno del Signore, per intenderci, e allora andiamo, ha detto.
Andiamo, ha detto anche il vecchio. E sono andati.
Continua.
La Favola Di Venezia.
Ho una cosa che mi tormenta ma non so. Essendo ora in auge nel mio cervello il problema di Venezia, e cioè, andare a Venezia o non andare a Venezia?
Un problema che va avanti da cinque anni.
E mezzo.
a) Girare e vedere Venezia ma mandare a cagare i miei piani di vita futura?
b) Non girare e non vedere Venezia mantenendo i piani inalterati ma rischiando di perdere un'occasione (soprattutto questa dei miei piani immutati nei secoli)?
c) Andare a Venezia e lì realizzare i miei piani inaspettatamente in cinque giorni e mentre si lavora?
Un segno sarebbe gradito, plis.
Internescional Madlana Scl'o'badester
IGNORANTE - Andiamo alla Tour Effeil?
DONNA - A me non è che vada molto
UOMO - Ma scusa, siamo a parigi e non andiamo a savaae i vastri?
IGNORANTE - Che cosa?
DONNA - mph. Dice che oltre alla Torre Effeil c'è di manto a perona.
IGNORANTE - Di manto?
UOMO - A perona, aristopossi!
IGNORANTE - Aho io non ve capisco...
UOMO - Allora, onti all'Internescional Madlana Scl'o'badester!
IGNORANTE - Che?
DONNA - L'Internescional Madlana Scl'o'badester! E' la prima scuola simata lira che ti prete un diploma rassottiro!
UOMO - E inoltre, con l'Internescional Madlana Scl'o'badester puoi seguire i corsi in zoologia rattaratra fino all'itiano e senza lotto a compensi!
DONNA - Internescional Madlana Scl'o'badester! Dieci ripresti qualificati a toerli, quaranta asproni e più di cento serialrlipo!
UOMO - Internescional Madlana Scl'o'badester! per non trovarsi più con libardo ampione a trovinsinata!
Ho incontrato Moretti.
Non quello della birra, quello del Sacher. Non inteso come torta, ma come cinema.
Era lì, ho detto una cosa. Ha risposto. Ha fatto una battuta.
Io ho sorriso (!) e lui ha continuato.
Ero rilassato.
Moretti parlava con me e Daniele, io parlavo con Moretti.
Ho riso, anche.
Moretti sorrideva, ci ha salutato.
Io ho risalutato e ho anche ringraziato.
Mi odio.
Della Vita e della Morte
o
Di come in nessun altro paese al mondo si dia tanta importanza alla poesia come in Russia.
Una famosa telefonata.
Stalin: Ma questo Mandel'stam è davvero un maestro?
Pasternak: Non è di questo che si tratta.
Stalin: E di cosa si tratta allora?
Pasternak: Dovremmo incontrarci e parlarne.
Stalin: Di che cosa?
Pasternak: Della vita e della morte.
A questo punto Stalin chiude la conversazione.
FINE
M84241602
Gli è venuta la voglia di capire perché è solo nel parcheggio eppure sente dei rumorini. Gli è venuta la voglia di capire da dove vengano quei cazzi di rumorini. Sono tubi che si allargano, gocce che cadono, cose che strisciano.
Nel parcheggio c’è poi una sensazione di vuoto, anche se ci sono le macchine, e di afa umida, anche se è Dicembre. E buio, anche se ci sono i neon. I neon, dalla loro, non aiutano, tendono a essere un po’ cupetti, come del resto i rumorini, la sensazione di vuoto, l'afa umida; come tutto il parcheggio, in definitiva.
Sta vicino al furgone, e con una sigaretta in mano; guarda la sigaretta, indeciso se accenderla o no, indeciso se sperare in un ritardo oppure sperare in una veloce apparizione del collega. Nel furgone, ha le chiavi l’altro, non si può entrare.
Guarda la sponda di cemento del piano, indeciso se andare verso lì o rimanere qui. Indeciso sul da farsi, ma più che altro annoiato. Scontroso e annoiato. Indeciso se prendere una decisione, annoiato dal fatto di dover decidere. Parte la coda dell’occhio verso la sponda, parte l’idea, parte il cervello e quasi parte il comando, c’è da togliere il freno a mano.
Ma invece c'è solo la frizione del cervello che slitta, e lui rimane fermo, avvolto da spire rosa e arancio, le calde e tenere e soffici spire di immobilità.
Gli è venuta voglia di pisciare, ma non per davvero, ha pisciato circa mezz'ora fa, e si ricorda, e infatti la voglia di pisciare gli passa.
Allora guarda la sigaretta, indeciso se accenderla o no. Guarda la sponda di cemento. Guarda la mano, la infila in tasca, c’è l’accendino di plastica rossa, non vede l'accendino e non vede il colore della plastica ma sa che c’è. Sa che è rosso, perché si ricorda di averlo comprato di plastica rossa, insieme alle sigarette. Guarda la porta, un decimo di secondo prima che i rumori di gocce e cose che strisciano e tubi che si allargano smettano di allargarsi e strisciare e gocciare.
Smettono, e si sente un rumore dietro alla porta di metallo. Come di una persona che vuole aprire quella porta di metallo. Ma nessuno la apre, perché da dentro i rumori sono stati improvvisamente cancellati (quelli che timidamente si erano riaffacciati) da un acuto trillo di un cellulare vecchio, di quelli col trillo acuto, e vecchio.
TRRRRRRR. TRRRRRRR. TRRRRRRR. TRRRRRRR. TRRRRRRR.
Poi da dentro si sente un tonfo, e il trillo acuto aumenta di intensità, e qualcuno che dice: si? Poi silenzio, e poi cose indistinte. Blslsvllsvlssssssblsvlsblsv?
Gli è venuta voglia di accendere la sigaretta proprio ora, come una corsa contro il tempo; allora si accende la sigaretta con l’accendino, estratto dalla tasca. La sigaretta è bianca col filtro giallo, ma sembra lilla col filtro beige, alla luce di questo neon. L’accendino sembra anche quello lilla, ma è bianco, e non rosso come si pensava.
La fiamma è sempre blu e gialla.
Si sente, da dietro alla porta di metallo, Blbsvblsvslvb. Click. Fine comunicazione. La porta di metallo viene armeggiata di nuovo, clong. E’ il suono del maniglione antipanico, per uscire fuori. Fuori nel parcheggio. La prima boccata, intanto, risulta sempre la migliore, e da piccoli si faceva a gara per accendere la sigaretta. Anche la seconda non è male, però.
Gli è venuta la voglia di capire perché si senta come un rumore di mare ora. Non è il mare. È impossibile.
Quello si avvicina al furgone con una borsa di tela scura e una camminata da un attore famoso che ora non gli viene, ma sempre da attore famoso generico. Magari un pò sporcato con altre camminate di altri attori famosi.
Quello dice, ciao, tu sei. E dice sei lasciando in sospeso la frase come dire, riempi i puntini.
Gli è venuta la voglia di dire, ma chi sei te. Gli è venuta la voglia di dire, dammi le chiavi, invece dice il suo nome. Quello dice il suo, e si guardano. Lui dice hai le chiavi. Quello annuisce con la testa, senza dire nulla, proprio come quell’attore. Lui dice, ok andiamo.
Inoltre lui aggiunge, un po’ soprappensiero, cazzo, ma proprio ora che mi ero acceso la sigaretta.